La prossima rivoluzione saranno le monete digitali, in primis il Bitcoin

Bitcoin

Ho iniziato ad interessarmi al Bitcoin all’inizio di quest’anno (2014).

Ne avevo sentito parlare, come di una delle grandi promesse di rivoluzione tecnologia e monetaria, ma non lo avevo preso molto sul serio.

La svolta arrivò leggendo un articolo di Marc Andreessen, il papà di Netscape, che spiegava benissimo quali sono le potenzialità ed i punti di forza del Bitcoin: fu una illuminazione.

Da quel momento ho iniziato ad approfondire e studiare l’argomento, e ho maturato la convinzione che il Bitcoin avrà un grande successo perchè si diffonderà in maniera pervasiva. Non sono il solo a pensarlo.

In sostanza Bitcoin è una tecnologia di pagamento semplice, veloce e poco costosa, che fa a meno delle banche e funziona tramite internet.

Maggiori informazioni potete trovarle sul blog www.bitcoinsardegna.it

 

Pubblicato in Varia | Contrassegnato | Lascia un commento

Grazie a Tiscali ed a istella finalmente avremo un SBN open data?

Per arrivare alla conclusione che vedete utilizzata come titolo, un po ad effetto lo riconosco, ho messo insieme alcuni fatti cercando di trarne conseguenze logiche.

In primis il motore di ricerca istella, realizzato da Tiscali e fortemente voluto da Renato Soru, dichiaratamente ricerca negli “archivi nascosti del sapere comune italiano” ed ha fra i sui partner il Ministero per i Beni e le Attività Culturali con il Sistema Archivistico Nazionale e con Cultura Italia. Di questi ultimi indicizza i contenuti culturali, museali ed archivistici, quello che fino ad ora mancava sono i dati del catalogo bibliotecario italiano.

Soru dichiarò dall’inizio che istella avrebbe indicizzato i contenuti rimasti finora nascosti (hidden web), io direi più che nascosti proprio chiusi nei silos informativi privi di meccanismi di interoperabilità, disseminazione ed apertura.

Anche l’AIB si occupò dell’argomento con un articolo in AIB notizie.
Da ieri il sito dell’ICCU presenta un avviso per manifestazione di interesse che parla di una prossima

“gara informale mediante procedura negoziata per l’accesso alla base dati OPAC SBN a partire da motori di ricerca specialisticiconsoni al contenuto della base dati”.

Tradotto: gara per realizzare quel pezzo di software che consentirà ai motori di ricerca di indicizzare SBN. A partire da istella.

Su cosa voglia dire poi “consoni” rimango perplesso. Mi fa venire qualche brivido quella parola, perché sembra interpretabile in un senso discrezionale, vedremo.

Ma non solo istella, ovviamente, questa gara sembra si rivolgerà a tutti i motori specialistici interessati, visto che immagino si utilizzeranno open linked data ed altri sistemi di interoperabilità.

In generale mi auguro si possa finalmente realizzare una vera apertura dell’Indice SBN, che consenta a tutti gli operatori interessati di realizzare servizi di secondo livello, ad alto valore aggiunto, basati sui record di SBN. Grazie anche a LOD.

Sarà finalmente la volta buona che SBN aprirà le sue porte e farà entrare un pò d’aria fresca?

Pubblicato in Biblioteche | Contrassegnato , , , | 10 commenti

Rilanciare SBN: un’occasione da non perdere

 

Ripubblico e condivido quanto letto nel blog di Giulio Bonanome:

*********************************************

Siamo bibliotecari e information workers, lavoratori dell’informazione.

 

Riteniamo che la conferenza che si svolgerà a Roma il 20 giugno 2013, “Rilanciamo il Servizio bibliotecario nazionale“  sia una buona occasione per ragionare e discutere.

 

Ringraziamo l’AIB tutta, e la Sezione Lazio dell’Associazione italiana biblioteche che si sono adoperate perché questa conferenza possa avere luogo, e per aver convocato relatori di indiscussa autorevolezza.

 

Riteniamo che l’eventuale presenza delle più alte cariche istituzionali sia una opportunità ed un segnale importante da parte della politica.

 

Chiediamo anche, ed è per questo che ospitiamo questa pagina redatta collegialmente nei nostri blog, che questa occasione non vada perduta, e proviamo quindi a stilare una lista delle occasioni da non perdere.

 

Non dissipare il consenso e l’attenzione verso SBN

 

La  notizia della riduzione dei finanziamenti all’ICCU per la gestione dei servizi SBN ha prodotto in rete, un luogo che abitualmente abitiamo per necessità professionale, una reazione vasta e inattesa, che ha superato le mura dell’ICCU e le stanze dei bibliotecari catalogatori.

 

Ci sembra una cosa straordinaria, e chiediamo che l’ICCU non dissipi questo patrimonio di consenso e di attenzione che in molti gli hanno tributato.

 

Chiedere alla Politica di fare politica

 

I finanziamenti per salvare l’esistente sono fondamentali, ma chiediamo alla Politica di fare la politica, adottando, ben consigliata, una vision strategica su SBN e investendo in innovazione. Cioè in cervelli, in progettualità e persone in grado di realizzare in modo definitivo una politica di apertura – ed esposizione in dataset scaricabili liberamente e in formati standard – dei dati bibliografici al fine di consentirne il riuso in altre piattaforme che non può più essere rinviata o dichiarata solo come petizione di principio  senza un riscontro operativo.

 

Apertura dei dati bibliografici. Dare risposte concrete, non di circostanza

 

Il Decreto Legge 18 ottobre 2012, convertito in legge il 17 dicembre modifica il codice dell’amministrazione digitale. Le modifiche apportate hanno introdotto una novità: l’assunzione, con decorrenza dal 18 marzo 2013, del principio “open by default” per dati e informazioni prodotte dalle PA con fondi pubblici. In mancanza di una licenza che dispone diversamente, i dati dovranno essere disponibili al cittadino, in modo trasparente e aperto.

 

Posto che l’open by default è stabilito dalla legge ed è già operativo, vorremmo conoscere i progetti dell’ICCU a proposito dei dati bibliografici (e non solo) prodotti da SBN/ICCU.

 

Le indicazioni alla pagina:http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/MenuPrincipale/Trasparenza/Open-Data/index.html sono sicuramente un punto di partenza, ma ci pare si possa fare di più.

 

Ricordiamo che l’apertura e l’esposizione dei dati, bibliografici in dataset liberamente scaricabili e non solo, dà visibilità al lavoro delle biblioteche, produce valore aggiunto consentendone il riuso in altri contesti e costituisce una enorme ricchezza ed una potenzialità di sviluppo economico.

 

Già un esempio di buona pratica c’è stato con il Thesaurus della Biblioteca nazionale centrale disponibile in SKOS/RDF e che viene ora usato anche dalla versione italiana di Wikipedia :http://it.wikipedia.org/wiki/Speciale:PuntanoQui/Template:Thesaurus_BNCFa oggi il Thesaurus integra nella sua struttura 11.757 collegamenti alla Wikipedia e la versione SKOS/RDF del Thesaurus registra 11.185 collegamenti a DBpedia

 

Open data, Linked data: fare come in Gran Bretagna, Francia, Svizzera, Spagna, Germania

 

Ci piacerebbe che le pagine web dell’ICCU dedicate a SBN ospitassero pagine con indicazioni sui dataset scaricabili e i linked data come quelle già visibili sui siti web delle grandi biblioteche nazionali:

 

 

Cosa c’è in programma?

 

Quali passi si stanno muovendo?

 

Entrare nel merito, rispondere, ascoltare

 

Nei cinque minuti a disposizioni molti interverranno nel merito rispetto a questi temi, e su altri temi, più tecnici, ma non meno pregnanti, che riguardano la reale e operativa interoperabilità dei dati bibliografici che produciamo, e la loro reale compatibilità e aderenza a progetti internazionali come il VIAF: Virtual International Authority File

 

Questo testo è stato redatto grazie alle discussioni avvenute all’interno dellalista di discussione per bibliotecari e wikipediani. Ci piacerebbe vedere condivise queste righe anche nelle pagine di altri blog. Invitiamo chi ci sarà a provare un live tweet dell’evento, utilizzando l’hashtag #nuovosbn

 

Firmatari

 

  • Giulio Bonanome
  • Enrico Francese
  • Virginia Gentilini
  • Susanna Giaccai
  • Raffaele Messuti
  • Pierfranco Minsenti
  • Laura Testoni
  • Simona Turbanti
  • Andrea Zanni

 

Pubblicato in Biblioteche | Contrassegnato , , | 1 commento

Sardegna: disparità fra i due Poli SBN

In Sardegna esistono due grosse reti bibliotecarie, il Polo Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) di Cagliari con circa 250 biblioteche, ed il Polo SBN di Ussana, di recente istituzione, potenzialmente destinato ad ospitare altrettante biblioteche.

Il Polo SBN di Cagliari viene interamente finanziato dalla Regione Sardegna, questo non avviene per il Polo SBN di Ussana, che al momento non riceve alcun contributo dalla Regione.

Questa situazione di disparità è recentemente apparsa anche sui giornali, con un articolo sul quotidiano L’Unione Sarda che segnala una interrogazione in Consiglio Regionale rivolta da Franco Sabatini all’Assessore Milia.

Quali che siano le ragioni storiche che hanno portato a questo squilibrio, è oggettivo che ad oggi, con due Poli SBN esistenti in Sardegna, uno venga sostenuto in toto dalla Regione mentre l’altro sia costretto a tentare di autofinanziarsi. Vista la riduzione di risorse economiche a disposizione delle biblioteche, poche possono permettersi una adesione a SBN se non sostenute dalla Regione.

Eppure il sistema bibliotecario regionale è uno solo, e ne fanno parte tutte le biblioteche, pertanto dovrebbero ricevere dalla Regione parità di trattamento.

La Legge 14/2006 che si occupa di regolare il sistema, non cita esplicitamente SBN, ma parla di organizzare, gestire e aggiornare a carico della Regione Sardegna il “catalogo regionale dei beni librari e documentali“: di questo catalogo sono parte integrante i singoli cataloghi di tutte le biblioteche sarde.

La stessa Legge allude a SBN dove dice che:

“La Regione concorre con lo Stato, le altre regioni e con istituti e soggetti pubblici e privati alla definizione di metodologie comuni per la raccolta, lo scambio, l’accesso e l’elaborazione dei dati catalografici

I Poli SBN sono per l’appunto lo strumento locale con il quale tali metodologie comuni possono essere attuate in concreto. La Regione Sardegna riconosce formalmente il Polo SBN di Ussana, dovrebbe quindi di conseguenza sostenerlo finanziariamente, al pari di quanto avviene per il Polo di Cagliari.

Per quale ragione è così importante un sostegno finanziario?

Perchè ora le biblioteche che aderiscono, o vogliono aderire, al Polo SBN di Ussana, devono sostenere tutte le spese a proprio carico, dove le biblioteche dell’altro Polo non devono spendere un euro.

E’ come se ci fosse una spaccatura, come se “mamma Regione” facesse preferenze fra “figli e figliastri”, e preferisse (finanziariamente parlando) quelle biblioteche che decidono di aderire al Polo di Cagliari.

Ragioni evidenti di equità fanno pensare che prima o poi la Regione dovrà correggere questo squilibrio, nel frattempo però molte biblioteche sarde continuano a non poter far parte del Servizio Bibliotecario Nazionale.

Pubblicato in Biblioteche | Contrassegnato , , , , | 2 commenti

Regione Sardegna: in tre anni contributi alle biblioteche ridotti del 80%

Recentemente è stata pubblicata nel sito della Regione Sardegna la Delibera n. 33/40 del 31/07/2012 relativa alle spese 2012 per le biblioteche.

La delibera impegna la spesa le seguenti biblioteche:  di Ente Locale,  sistemi bibliotecari,  biblioteche private,  Consorzio Satta di Nuoro, Centri di Servizi Culturali di tre province.

La novità più sconfortante, in un quadro di generale e ormai costante di ridimensionamento dei contributi, è la riduzione di un ulteriore 50% circa del finanziamento alle biblioteche comunali. Si consideri che nell’ultimo triennio le risorse per le biblioteche comunali sono passate da quasi 4 milioni di euro a 790.000 euro, ovvero le biblioteche dovranno svolgere la loro attività con 3 milioni di euro in meno!!

Regione Sardegna: Contributi alle biblioteche triennio 2010 – 2012

Nella delibera viene spiegato che 1,1 milioni di euro potranno essere aggiunti alle risorse disponibili, nel caso in cui la Corte Costituzionale giudicasse illegittimo il comma 6 dell’art. 6 della legge regionale n.16/2011. Questo comma in sostanza autorizza il sostegno del 100% del costo del lavoro + un 5% dei costi relativi alle spese generali e delle attrezzature, per il personale impegnato negli appalti di gestione dei servizi bibliotecari.

Nel sito della Corte Costituzionale è disponibile la sentenza relativa al ricorso sulla illegittimità del comma sopra citato (visibile in questa pagina inserendo anno 2012 numero 212). La sentenza dichiara l’inammissibilità della questione di legittimità costituzionale per l’art. 6 comma 6, quindi ne deduco (da ignorante in materia) che tale comma è valido e che le risorse alle biblioteche non vedranno l’integrazione di quei 1,1 milioni di euro.

Pubblicato in Biblioteche | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Il nuovo Polo SBN di Ussana: primo Polo sardo con software SoSeBi

Il nuovo Polo SBN attivato in Sardegna costituisce un passo in avanti per il sistema bibliotecario sardo.

Ho già avuto modo di spiegare in questo post alcune ragioni della necessità di avere un nuovo Polo, ora che questo evento storico si è concretizzato, possiamo delineare alcuni vantaggi per le biblioteche della Sardegna:

  • Le biblioteche sarde che utilizzano software SoSeBi (sono oltre 260) possono ora partecipare alla rete nazionale SBN
  • La visibilità dei cataloghi delle biblioteche sarde viene riequilibrata, dando lo stesso risalto a tutti i cataloghi, non solo a quelli presenti nel Polo CAG
  • Il patrimonio delle biblioteche sarde del nuovo Polo diviene visibile e ricercabile a livello nazionale 
  • La copertura regionale del servizio SBN potrà aumentare notevolmente, portando la Sardegna ai primi posti fra le regioni italiane in SBN.

Un aspetto molto importante è che le biblioteche sarde che utilizzano software SoSeBi non dovranno più cambiare programma per lavorare in SBN,  perchè il nuovo Polo di Ussana utilizza software SoSeBi TLM 4. Il cambiamento di software di fatto li costringeva a reinserire migliaia e migliaia di informazioni, frutto del lavoro di anni, con un evidente e gravoso onere per le biblioteche ed un disagio per gli utenti. Ora invece i dati inseriti negli anni nel software SoSeBi sono mantenuti e riportati nel Polo SBN, con una evidente accelerazione del servizio al pubblico.

Un secondo Polo SBN creerà le condizioni per avere un costruttivo confronto fra i due Poli sardi, con un maggiore dialogo fra le biblioteche che permetterà a tutto il sistema regionale di crescere e migliorare.

Ancora più forte diviene ora l’esigenza di avere un MetaOPAC, al pari di altre regioni italiane, che dal sito www.sardegnabiblioteche.it permetta la ricerca unica in entrambi i Poli SBN. In questo modo gli utenti potranno trovare quello che cercano in un numero molto più vasto di biblioteche sarde, e gli enti locali giustamente non dovranno più lamentare l’invisibilità dei patrimoni documentari dei loro istituti.

Qui l’OPAC del Polo di Ussana.

Pubblicato in Varia | Lascia un commento

Autoprestito in Biblioteca

L’autoprestito è una di quelle funzionalità che permette di risparmiare molto lavoro agli operatori di una biblioteca.

L’immagine tradizionale è quella del bibliotecario a cui devo chiedere in prestito un libro, o a cui devo restituirlo. Se una biblioteca ha, come è auspicabile, molti prestiti giornalieri, deve impegnare per molte ore una o più persone per una attività puramente meccanica: prendo in carico un documento, registro nel software di gestione che è stato preso/restituito.

Immaginate quante ore di lavoro vengono spese in un anno, e capirete quale è il vero costo del prestito. Inoltre, in biblioteca il tempo sarebbe più produttivo impegnarlo in altre attività, che richiedono una maggiore dose di capacità professionale: assistenza, refence, consulenza, animazione alla lettura, document delivery, alfabetizzazione, information literacy, etc. etc.

L’autoprestito permette di approntare una postazione automatica in cui l’utente, autonomamente, registra o restituisce il proprio prestito. Spesso quando si parla di questa postazione si pensa sempre ad una attrezzatura dedicata, come ad esempio quelle della 3M. Il pensiero successivo sarà legato ai costi, e quindi come conseguenza si abbandona frettolosamente l’idea di un autoprestito perchè figurarsi di quali [minime] disponibilità economiche ha una biblioteca.

In realtà la postazione non comporta necessariamente costi particolari, perchè volendo può anche essere approntata utilizzando un semplice PC, per esempio recuperando un PC datato che non si intende utilizzare più per altri lavori. A questo PC si collega un lettore di codici a barre ed una stampante (per le ricevute) et voilà abbiamo risparmiato qualche migliaio di euro.

Quindi se il costo può non essere legato tanto alla postazione di autiprestito, rimane il discorso dei costi legati ai documenti ed alle tessere utente. Normalmente infatti un autoprestito funziona con i codici a barre etichettati sui documenti e sulle tessere degli utenti. Prendo il documento a scaffale, vado alla postazione e le faccio leggere (con l’apposito lettore) il codice a barre del documento e della mia tessera, prestito effettuato. Operazione inversa per la restituzione.

Questi codici a barre hanno un costo minimo, fra etichetta e stampa, il costo maggiore è il tempo di associazione: software gestionale -> documento -> codice a barre associato

Questo lavoro una volta fatto a monte, all’interno della normale procedura di acquisizione dei documenti, porta poi tante economie di scala tra cui proprio quella di poter effettuare un autoprestito. Il risparmio sul lavoro a fine anno sarà consistente.

Eppure è possibile pensare di risparmiare ulteriormente, per esempio evitando anche di usare il codice a barre, ma usando semplicemente il numero di inventario che ha ogni documento in biblioteca ed il numero di tessera utente che ogni software gestionale genera. In questo caso l’utente dovrebbe semplicemente inserire da tastiera, nella postazione di autoprestito, il proprio numero di tessera ed il numero di inventario dei documenti in prestito/restituzione, ed ecco il prestito effettuato. Costi delle attrezzature vicini a zero, resta solo il costo del modulo software di autoprestito.

Certo con il codice a barre è molto meglio, più rapido ed efficiente.

Ancora meglio è se pensate di utilizzare RFID che permette una automazione complessiva della biblioteca molto più avanzata e sofisticata, non solo per l’autoprestito, ma per tutta la circolazione e gestione a scaffale dei documenti. Qui i risparmi di tempo sono molto maggiori, ma anche i costi.

Stiamo però dimenticando un aspetto fondamentale. Quando si parla di autoprestito si deve parlare anche di antitaccheggio, perchè non possiamo realisticamente pensare di lasciare tutto incontrollato. Quindi ci vorrebbero delle etichette antitaccheggio attaccate ai documenti, ed un varco che verifichi quando un determinato documento è stato autorizzato ad “uscire” dalla biblioteca. Queste etichette possono essere le stesse utilizzate per il codice a barre o per RFID, quindi torniamo alla esigenza di questa spesa.

Personalmente, in una piccola biblioteca con scaffali a vista dal bancone dell’accoglienza, farei l’esperimento di usare l’autoprestito senza spendere per le etichette, e quindi senza mettere antitaccheggio. Forse alla fine le sparizioni di libri sarebbero talmente poche da valere il risparmio delle etichette. Forse.

 

 

 

Pubblicato in Biblioteche | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

La situazione del settore biblioteche in Sardegna

L’AIB Sardegna ha inviato un importante messaggio alla Regione Sardegna, in merito alla sofferenza del settore biblioteche, in un quadro normativo regionale dove negli ultimi anni si sono affastellate norme e proposte di legge che rendono poco chiaro quale sia il disegno complessivo per il medio e lungo periodo. In più il taglio di quasi il 60% delle risorse destinate alla costituzione, funzionamento ed incremento delle biblioteche, rappresenta un enorme e concreto rischio di indebolimento del settore.

La preoccupazione maggiore è per gli operatori del settore, la cui professionalità deve essere tutelata con chiarezza, e occupata in un servizio bibliotecario stabile e continuativo.

Il messaggio dell’AIB ricostruisce la cronologia degli eventi significativi degli ultimi anni. Al termine fa delle richieste concrete, partendo da premesse fondamentali che devono essere prese in considerazione, cito:

1. Le biblioteche non possono essere considerate alla stessa stregua dei beni
culturali perché si tratta di un servizio primario e come tale necessita di
essere stabile, continuo, garantito nel tempo;

2. In quanto servizio pubblico, le biblioteche necessitano di personale
qualificato, adeguatamente reclutato e dignitosamente inquadrato nel sistema
lavoro;

3. In una realtà amministrativa frammentata come quella sarda, la cooperazione
tra biblioteche è lo strumento che permette di ottimizzare risorse umane ed economiche. La RAS dovrebbe proseguire la propria attività di potenziamento del Sistema bibliotecario regionale – azione intrapresa nel 1989 con l’adesione a SBN attraverso la stipula di un’apposita convenzione con il Ministero per i
beni e le attività culturali – promuovendo con ogni suo mezzo il colloquio con le biblioteche non SBN.

4. In un ottica di cooperazione, con responsabilità accorpate a livello di
sistemi territoriali, la responsabilità del servizio primario delle biblioteche
pubbliche deve essere sempre retta da personale bibliotecario di ruolo.

In particolare sul punto 3., dove ho aggiunto io il grassetto, evidenzia quanto lungamente ripetuto anche in questo Blog, ovvero che non si possono continuare a trattare diversamente oltre 300 biblioteche che attualmente sono discriminate nel Sistema bibliotecario regionale sia per visibilità che per livello di servizio.

Pubblicato in Biblioteche | Contrassegnato , , , , | 1 commento

Scelte di politica bibliotecaria: la spesa pubblica per la catalogazione.

Ho già parlato in generale della complessità legata al delineare le scelte politiche per il settore biblioteche.

Uno degli ambiti principali di tali scelte riguarda le attività di catalogazione.

Solitamente nelle misure di finanziamento pubblico una gran parte delle risorse economiche è destinata alle attività di catalogazione. Questa fetta di soldi pubblici viene subito dopo, per grandezza, la spesa destinata all’acquisto dei documenti (libri, riviste, multimediale, digitale).

La catalogazione è stata e continua ad essere una delle attività più dispendiose e meno efficienti per le biblioteche. Questo perché mentre l’accrescimento del patrimonio documentario ha quantomeno il concreto effetto di portare ad un maggior numero di beni fisici presenti in biblioteca (lasciando per ora perdere i vantaggi economici degli acquisti coordinati nei sistemi), la catalogazione invece è spesso una ricatalogazione e quindi un doppio, triplo, multiplo costo sempre sullo stesso documento.

La catalogazione sulle schede cartacee scritte a mano è durata per secoli, ogni scheda era una spesa efficiente in quanto non era necessario ripeterla perchè il sistema “cartaceo” di gestione delle informazioni è rimasto a lungo invariato.

Con l’arrivo dell’automazione ed in particolare dei primi software di gestione del catalogo il discorso è cambiato. Intanto si è effettuata la prima ricatalogazione di quanto già catalogato nella scheda cartacea, ed a quel punto la spesa per la catalogazione elettronica ha mostrato tutta la sua inefficienza, perchè non è durata affatto.

Le biblioteche ad ogni passaggio ad un nuovo e diverso software di gestione del catalogo, quali che siano state le ragioni di questo passaggio, hanno spesso dovuto effettuare la ricatalogazione. Sarebbe interessante avere questo dato, su cui pochi si soffermano a riflettere, ovvero la stima di quante volte lo stesso patrimonio è stato catalogato.

Ovviamente non sempre è richiesta la ricatalogazione, a volte basta convertire il dato elettronico, migrare il dato nel passaggio da un software ad un altro, operazione anche questa che comporta un nuovo costo anche se minore di quello della catalogazione.

Intendiamoci: la migrazione, conversione, export-import dei dati, o comunque la si voglia chiamare, è quasi sempre possibile tecnicamente. In quel quasi rientrano pochissimi casi che non fanno testo. Nella stragrande maggioranza delle situazioni si potrebbero risparmiare ingenti quantità di denaro pubblico con la conversione elettronica, piuttosto che con la ennesima catalogazione.

Nei contratti con i gestori dei software bisogna sempre considerare la possibilità che i dati possano essere esportati verso un formato standard. Questa esportazione dovrebbe essere a costo tendente a zero, perchè altrimenti si andrebbe a configurare di fatto come un ostacolo al passaggio  dei dati ad altro software. Richiedere un costo elevato per l’esportazione vuol dire imprigionare le informazioni, inserite con il lavoro dell’operatore pagato dai soldi pubblici, in un determinato software.

Una obiezione spesso manifestata è che con la conversione la qualità delle catalogazioni può risultare bassa, mentre ricatalogando si migliora la qualità del catalogo. A parte che questo può essere vero per qualsiasi attività umana, che ripetendola migliora sempre, appare evidente che non ci possiamo permettere di tessere la tela di Penelope, sia per i costi che per i tempi che questo comporta. Inoltre la logica vuole che, visto che su una conversione posso sempre mettere mano migliorandola, non partirò comunque da zero ed intanto quella catalogazione risulterà visibile in OPAC ed utilizzabile in circolazione e quindi servizio subito attivo.

Se quanto sopra citato non avviene è per errate scelte politiche, nel migliore dei casi figlie di una idea di occupazione lavorativa che considera la catalogazione come l’unico modo di dare lavoro nel territorio. 

Sono convinto che gli operatori avrebbero tanto materiale documentario nuovo da catalogare, pensate solo ai documenti presenti sul web,  piuttosto che mettersi a ricatalogare il vecchio posseduto. Inoltre i servizi che le biblioteche offrono ai loro utenti, avrebbero bisogno di una maggiore quantità di ore destinate al reference, all’animazione alla lettura, al contatto con il pubblico per capire e rispondere meglio alle sue esigenze. Dobbiamo pensare che le biblioteche sono in concorrenza con altri servizi al pubblico, anche commerciali, e per poter soddisfare le esigenze in continua evoluzione dei cittadini devono investire risorse nel dialogo con gli utenti.

Quindi quelle ore ora destinate alla ricatalogazione si possono sicuramente utilizzare meglio per fare altro, senza ridurre l’occupazione degli operatori, ma indirizzandola verso qualcosa che, strategicamente, aiuterà le biblioteche a sopravvivere in tempi di grande concorrenza e contemporanea riduzione delle risorse finanziarie.

Pubblicato in Biblioteche | Lascia un commento